Lo stress è la seconda causa di malattia diagnosticata nei centri di cura, con costi stimati attorno ai 20 miliardi all’anno per la sola Europa, ed è considerato tra le principali cause di rallentamento della produzione industriale.
A seguito di queste valutazioni dal 2004 in Commissione Europea si discute una legge che possa arginare questo devastante fenomeno. Questa in Italia si è concretizzata col Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008.
La più evidente conseguenza di questo Decreto Legge, entrato in vigore a maggio del 2009 è che all’interno di ogni attività lavorativa deve essere valutato lo stress dei dipendenti, in modo da realizzare una diagnosi adeguata e individuare i metodi per superare gli eventuali disagi. Astenersi da questo compito diventa un reato penale a carico degli imprenditori.
Un paese che è stabilmente tra i primi 8 paesi al mondo, per industrializzazione e potenza economica non può limitarsi a considerare la sicurezza sul lavoro come obiettivo primario, ma deve porla come requisito base su cui collocare il vero cambiamento strategico, cambiamento che riguarda la qualità stessa della vita. L’azienda non è, e non può più essere vista come quel luogo in cui si produce mero reddito, individuale e collettivo; l’azienda, il lavoro rappresenta più della metà del nostro tempo di vita e allora deve essere considerato come un luogo in cui l’individuo è facilitato ad acquisire benessere, condividere valori, vivere relazioni.
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Sotto stress – fisico o psicologico – il nostro organismo raccoglie immediatamente tutte le energie a sua disposizione nel tentativo di prepararsi ad affrontare la minaccia percepita. In quella che è conosciuta come la risposta “combatti o scappa”, il sistema simpatico invia un segnale alle ghiandole surrenali ordinando loro di secernere adrenalina e cortisolo. Questi ormoni aumentano il battito cardiaco, innalzano la pressione sanguigna, modificano i processi digestivi, e fanno aumentare i livelli di glucosio in circolo.
Sotto stress la tensione muscolare sale. La contrazione muscolare protratta per lunghi periodi può produrre mal di testa, emicranie e altre patologie.
Lo stress può rendere più difficile respirare e quindi far aumentare la frequenza del respiro, fino all’iperventilazione, la quale nelle persone predisposte può favorire l’insorgenza di un attacco di panico.
Uno stress acuto - momentaneo, come per esempio quello che proviamo quando siamo incastrati nel traffico – causa un immediato incremento della frequenza cardiaca e un aumento della potenza delle contrazioni cardiache. Come conseguenza viene pompato nel nostro organismo molto più sangue del solito. Ripetuti episodi di stress acuto possono portare ad un infiammazione dell’arteria coronarica, condizione prodromica all’infarto.
In situazioni di stress viene sollecitato a secernere ormoni attivanti quali l’adrenalina e il cortisolo.
In situazioni di stress viene sollecitato a secernere ormoni attivanti quali l’adrenalina e il cortisolo.
Lo stress può potare a mangiare molto più, o molto meno, del necessario, può elicitare il mantenimento, o il rafforzamento di condotte pericolose quali la dipendenza da nicotina, l’abuso di alcool o di droghe. La correlazione tra stress e ulcera gastrica o gastrite è ampiamente documentata, così come lo è la relazione tra stress e problemi intestinali quali la sindrome del colon irritabile o la costipazione.
Negli uomini l’eccessiva secrezione di cortisolo può compromettere la normale funzionalità del sistema riproduttivo. Stress cronico può portare alla diminuzione della secrezione di testosterone conseguentemente portare all’impotenza. Nelle donne lo stress invece può interrompere il normale ciclo mestruale o renderlo più doloroso. Può inoltre alterare, riducendolo, il desiderio sessuale.
Etimologicamente, la parola "stress" deriva dall'inglese medio stresse (sofferenza, patimento), dal francese antico estresse (ristrettezza), dal volgare strictia, dal latino strictus (stretto), dal participio passato del verbo latino stringere (legare, stringere).
Secondo lo studioso che ha coniato il concetto biologico di stress (Selye,1936), è il minimo comun denominatore delle reazioni dell'organismo a (quasi) ogni tipo concepibile di esposizione, stimolo e sollecitazione, ovvero lo stereotipo, il modello generale di reazione dell'organismo ai fattori di stress di qualunque tipo.
Un altro modo per descrivere il fenomeno "stress" è quello di far riferimento a quello che Selye (1971) ha definito " il ritmo di usura dell'organismo", una sorta di stimolo ad accelerare e intensificare le reazioni che prepara l'organismo all'azione, all'attività muscolare o di altro tipo.
Per la Health and Safety Commission britannica (HSC, 1999), lo "stress è la reazione che le persone manifestano in risposta a eccessive pressioni o a sollecitazioni di altro tipo alle quali sono sottoposte". Una definizione analoga è fornita dal National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH, 1999): "Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di salute e provocare persino infortuni".
Lo stress legato all'attività lavorativa può allora essere definito come "la reazione emotiva, cognitiva, comportamentale e fisiologica ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell'ambiente e dell'organizzazione del lavoro. Uno stato caratterizzato da livelli elevati di eccitazione e ansia, spesso accompagnati da senso di inadeguatezza."
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